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PESO FORMA

pforma

 

Il titolo adottato per questo articolo può far pensare, a primo impatto, ai vari modelli che i mass media cercano di inculcarci, quali figure femminili dalla snella silhouette o figure maschili senza un filo di grasso, che hanno come prodotto la classica frase: “belli, forti e vincenti”. In realtà non parleremo di calorie, grassi, radicali liberi ecc, e nemmeno del peso forma, calcolato secondo la propria altezza, che i medici consigliano entro certi standard, ma sicuramente da adottare per alcuni casi o malattie importanti. Voglio parlarvi piuttosto di un peso forma nel significato spirituale della parola, proprio mentre sempre più persone sono intente a fare diete, alla scelta di un cibo invece di un altro per non ingrassare e poter entrare finalmente in taglie che da giovani portavano, o imitare qualche “eroina” del cinema, dello spettacolo, della moda, dello sport. Con questo non va disdegnata la cura del corpo visto che il corpo è il tempio dello Spirito Santo, ma dobbiamo fare attenzione agli estremismi e ai modelli che la società, e i mass media ci inculcano, in modo che non va idolatrato né il modo di pensare, né il corpo, né il cibo, “Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà” (Romani 12:2).

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cristalli di neve

cristallidineve

 

Quest’anno l’inverno ha colpito con tantissima neve portata dalla corrente Siberiana chiamata “Blizzard” (definitadagliesperti: “tempestaperfetta), soprattutto nelle nostre zone, la provincia di Pesaro e Urbino, e in particolare nel Montefeltro, in cui la neve in diversi comuni, ha superato i tre metri di altezza; Urbino è stata la città del Montefeltro tra le più colpite, con i suoi 3.270 millimetri di neve. Nella stessa Pesaro, città balneare, la neve ha raggiunto i 50 centimetri, mentre in zone collinari come Galantara, Monte San Bartolo ha superato abbondantemente 1mt di altezza. E’ così che la neve e il ghiaccio hanno creato una serie di importanti difficoltà, sia alla popolazione che agli edifici: case, fabbriche, capannoni, ecc… Non pochi sono stati quelli crollati sotto il peso della coltre di neve, che sviluppa dagli 80kg agli 800kg (per metro cubo) se la neve è fresca appena caduta, o neve vecchia e compatta (umida e acquosa), o neve molto compatta. Molte sono state le difficoltà anche per la flora e la fauna, un numero innumerevole di piante sono cadute o seriamente danneggiate, anche per quanto riguarda gli animali selvatici, diversi sono stati decimati non riuscendo a procurarsi del cibo. Esprimo quindi una sincera solidarietà verso coloro che sono stati colpiti seriamente da quest’evento, avendone ricevuto dei danni o delle perdite a causa della copiosa nevicata del febbraio 2012, che sicuramente sarà ricordata come una nevicata storica.


 

Nell’aver fatto questa premessa voglio esprimere anche ciò che ho in cuore riguardo l’articolo che sto scrivendo. Dal libro del profeta Giobbe, la Parola di Dio ci ricorda: 

“Dice alla neve: cadi sulla terra!”; lo dice alla pioggia, alla pioggia torrenziale. Rende inerte ogni mano d’uomo, perché tutti i mortali, che sono opera sua, imparino a conoscerlo. Le bestie selvagge vanno nel covo e stanno accovacciate entro le tane. Dal sud viene l’uragano, il freddo viene dal nord. Al soffio di Dio si forma il ghiaccio e si contrae la distesa delle acque. Egli carica pure le nubi di umidità, disperde lontano le nuvole che portano i suoi lampi ed esse, da lui guidate vagano  nei loro giri per eseguire i suoi comandi sopra la faccia di tutta la terra; e le manda come flagello, oppure come beneficio alla sua terra, o come prova della sua bontà. Porgi l’orecchio a questo, Giobbe; férmati e considera le meraviglie di Dio!...” (Giobbe 37:6/14).

E sì, Dio può usare la natura con i suoi agenti atmosferici come flagello, come beneficio sulla terra, o come prova della sua bontà, anche se l’uomo preferisce più fermarsi guardando e ricordando i flagelli, piuttosto che ai benefici o alla bontà di Dio, ma questo è ormai un difetto cronico della natura umana.

Detto questo parleremo del cristallo di neve, o fiocco di neve, o meglio della sua struttura, di come è fatto e delle sue caratteristiche, dando così valore all’altro aspetto del miracolo della neve che si ripete ogni anno. Il cristallo di neve, o fiocco di neve, nella sua struttura e composizione è un vero e proprio miracolo che solo una mente e una mano sapiente può averlo ideato e creato; l’apostolo Paolo quando scriveva ai credenti in Roma ricordava loro:

“Infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono  chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili, perché pur avendo conosciuto Dio, non l’hanno glorificato come Dio, né l’hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d’intelligenza si è ottenebrato” (Romani 1:20/21).

In alcuni momenti della nostra vita, credo che tutti noi, guardando i fiocchi cadere dal cielo durante una bella nevicata, siamo stati incuriositi dalla struttura del fiocco di neve posatosi sopra i nostri giacconi, vestiti, o su un davanzale, e siamo stati attratti dalla sua forma, scoprendo così una vera e propria figura geometrica trasparente di ghiaccio, per certi aspetti veramente affascinante.

Gli studiosi definiscono i fiocchi di neve come  “cristalli di neve o aggregati di cristalli,  che si sono formati nelle nuvole direttamente dalla condensazione del vapore. I cristalli di neve presentano complesse simmetrie a base esagonale dovute alla configurazione atomica delle molecole di acqua che, allo stato solido(ghiaccio), formano una griglia compatta di celle simili a quelle di un alveare. I più semplici cristalli di neve sono infatti dei prismi di base esagonale che, a seconda del rapporto tra la base e l’altezza, appaiono come colonnine o come fogli piatti. Da esperimenti condotti in laboratorio si è visto che la forma dei cristalli dipende sostanzialmente dal variare dell'umidità e della temperatura. Con valori di umidità più alti, le strutture a forma di colonna possono trasformarsi in strutture aghiformi, oppure presentare delle cavità. Quelle più piatte possono invece gemmare in esagoni che si dipartono dai sei vertici della figura madre dando luogo a successive ramificazioni (crescita dendritica). La struttura complessa del cristallo di neve dipende dalle diverse velocità di crescita di questi due moduli fondamentali in un processo che deve la sua regolarità, oltre che alla simmetria della griglia atomica del ghiaccio, anche al fatto che le condizioni di temperatura e umidità in cui si trova a crescere il cristallo sono mediamente le stesse in tutte le direzioni, e sembra del tutto improbabile che esistano due fiocchi di neve uguali”.  Ma non è tutto  qua, sentiamo ancora gli esperti:  “Al nostro occhio la neve appare bianca, anche se è composta da cristallini di ghiaccio trasparenti come l'acqua. Essa appare bianca perché ogni raggio di luce che attraversa un cristallo di neve viene leggermente riflesso; così, di cristallo in cristallo, la luce continua ad essere riflessa e deviata fino a riemergere in una direzione casuale (riflessione diffusa). Così il raggio di luce che perviene all'occhio è una somma di tutta la luce che è emessa in quella direzione, ed è composta dalla somma di tutti i colori dello spettro, dato che i cristallini di ghiaccio non assorbono alcun colore. Ai nostri occhi arrivano così tutti i colori di partenza, e di conseguenza percepiamo il colore biancoche ne è la somma. Inoltre, poiché quasi tutta la luce che entra viene restituita, il manto nevoso appare spesso abbagliante.”

Credo che tutto questo sia meraviglioso! Dio ha strutturato il fiocco di neve o cristallo di neve in un modo così perfetto che, una volta caduto su una superficie insieme ad altri fiocchi di neve, a motivo della loro struttura esagonale, prismatica, piatta, composta da tanti aghi di ghiaccio, si vanno ad incastrare l’uno con l’altro formando così un manto regolare, perfetto, completamente uniforme, come una coperta. Se la struttura del fiocco di neve sarebbe stata diversa o casuale possiamo supporre che la neve caduta sopra una superficie sarebbe stata irregolare, a macchia di leopardo; non farebbe presa se i prismi di cristallo non fossero incastonati e legati l’un con l’altro e non si formerebbe ilmanto bianco, gloria a Dio per Colui  che è l’Architetto degli Architetti,"Le meraviglie di colui la cui scienza è perfetta”  (Giobbe 37:16).

Credo che in natura non ci sia nulla di più bianco, più puro, più candido della neve, eppure Davide, in un salmo di pentimento, rivolgendosi al Signore, disse: “Lavami, e sarò più bianco della neve” (Salmo 51:7). Noi vogliamo dare gloria a Dio anche per la neve, ma vogliamo dare gloria a Dio per il suo figliolo Cristo Gesù nostro Signore e personale Salvatore, e per quanto la neve è bianca, pura, candida, il Sangue di Cristo sparso sulla croce supera tutto questo. Davide nella sua preghiera dimostra di avere una fede profonda, sentiva che Dio poteva rendere la sua vita, i suoi peccati, più bianchi della neve e ricevere un perdono perfetto, e, come la neve copre perfettamente una superficie, allo stesso modo Davide sentiva che i suoi peccati potevano essere coperti e perdonati perfettamente in un modo totale, e che Dio  poteva superare la natura nello stato più puro e perfetto delle cose. A  maggior ragione, oggi,  il sangue di Cristo sparso sulla croce può imbiancarci, renderci puri, candidi, e darci un perdono duraturo: <<Ecco l’Agnello di Dio che toglie il  peccato del mondo!>> (Giovanni 1:29). Se la neve si scioglie o evapora, il perdono di Cristo è duraturo: “In lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia, che ci ha concessa nel suo amato Figlio” (Efesini 1:7) , a Dio la gloria! Il sangue di Cristo non ci lava a macchie di leopardo ma è pronto a farci diventare dinnanzi al Padre più bianchi della neve! Lasciamoci incoraggiare dalle parole di Davide, lasciamoci incoraggiare dalla Parola di Dio: “Se diciamo di essere senza peccato,  inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo, e la sua parola non è in noi. Figlioletti miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; e se qualcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo il giusto. Egli è il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati, non soltanto per i nostri ma anche per quelli di tutto il mondo”  (1Giovanni 1:8/10-2:1/2).

 Credo che, nell’invocazione di Davide: più bianco della neveegli altresì parli di una richiesta di vita consacrata, santificata davanti a Dio, proprio come la neve che appare bianca perché ogni raggio di luce che attraversa un cristallo di neve viene leggermente riflesso, e, di cristallo in cristallo continua ad esser riflesso, diffuso, così che tutta la luce che entra viene restituita. Che stupendo esempio per ogni vero credente, per la chiesa di Cristo, quello di un cristallo di neve trasparente che si lascia attraversare dalla luce, sino a rifletterla, diffonderla e restituirla, risultando così di colore bianco  abbagliante, non ci ricorda forse quanto  avvenne sul monte della  trasfigurazione?

 “Sei giorni dopo Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse in disparte, essi soli, sopra un alto monte; e fu trasfigurato davanti a loro. E le sue vesti divennero risplendenti e bianchissime, come neve, più bianche di ciò che potrebbe fare alcun lavandaio sulla terra”(Marco 9:2/3ver.Diodati).Signore aiutaci ad assomigliare a tuo Figlio Gesù, che su questa terra ha vissuto in modo leale, trasparente, puro, lontano dal peccato, pur amando i peccatori, coltivando una profonda comunione con il Padre e restituendo tutta la luce ricevuta riflettendola in tutto ciò che viveva, come un vero cristallo di neve".

“E noi tutti, a viso scoperto, contemplando come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella sua stessa immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Signore, che è lo Spirito” (2Corinzi 3:16/18); il Dio che disse:-Splenda la luce fra le tenebre-, è quello che risplendè nei nostri cuori per far brillare la luce della conoscenza della gloria di Dio che rifulge sul volto di Gesù Cristo"(2Corinzi 4:6).

O.E

 

Lo scherzo vale?

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“Rallegrarsi certo in sé non è qualcosa di disprezzabile, anzi l’apostolo Paolo alla chiesa di Filippi scriveva: “Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi” (Filippesi 4:4).

L’apostolo esortava i filippesi. Ma qual è l’allegria del Carnevale? Nel Signore non lo è di certo! E’uno scherzo che vale, oppure no? Giudichiamo noi stessi alla luce di queste considerazioni.

In un mondo in crisi, in ultimo quella economica che sta facendo tremare le famiglie, parlare di stelle filanti, coriandoli, colori, suoni, balli, carri allegorici spesso raffiguranti i beniamini di questo mondo, può far pensare finalmente a momenti di spensieratezza, svago, divertimento, voglia di evasione, ecc… Ma conosciamo veramente questa festa, le sue origini e le sue dissacrazioni? Secondo alcuni studiosi in principio i travestimenti carnevaleschi consistevano in “raffigurazioni viventi” di carattere divinatorio; nell’antica Roma si celebravano i Saturnali (riti propiziatori  che accompagnavano la semina dei campi in onore di Saturno, divinità di origine Etrusca) per procacciare il favore degli dei degl’inferi  e degli avi defunti, affinchè sprigionassero la fertilità della terra. Questi spiriti venivano “fatti rivivere”, personificati, indossando una maschera, poiché la credenza diffusa era che si ricevesse il potere di allontanare le forze spirituali avverse; (secondo un esperto, tutte le maschere carnevalesche propongono una serie di espressioni demoniache, la maschera nera sul viso di Arlecchino, il volto bianco e nero di Pulcinella… sono tutti elementi collegati a idee sataniche). Gli “dei sotterranei” erano poi omaggiati mediante la rappresentazione del “sotto sopra”, con il sovvertimento di ogni regola sociale ed etica, delle gerarchie, cosa che permetteva il dileggio di padroni e governanti, (oggi personalità politiche e autorità civili). Nel mondo greco, inoltre, si intrattenevano i Baccanali, in ossequio a Dioniso o Bacco, dio del vino e protettore delle vigne; in occasione del riposo dalle fatiche contadine si cercava di vincere le frustrazioni della vita ritenendo lecito trasgredire ogni norma, trascendendo in pratiche orgiastiche e giochi immorali, dando libero sfogo alle passioni umane sotto l’effetto dell’alcool.

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Lasciamoci consolare!

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Una delle frasi del noto commentatore biblico Matthew Henry  fu: “Dio ha un cerotto più grande delle nostre ferite”, ed è proprio vero!  Dio ha sempre un cerotto più grande delle nostre ferite, e questo deve spingerci nel presentarci a Lui con fiducia, in ogni tempo: “Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze , poiché egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza però commettere peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovar grazia  al momento opportuno” (Ebrei 4:15/16).  Non c’è ferita che Egli non possa fasciare, curare o guarire, le nostre ferite vanno portate a Lui!

La Bibbia ci ricorda che Egli è “Benedetto sia Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre delle misericordie e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra afflizione” (2Corinzi 1:3/4).

 Credo che tutti quanti noi abbiamo stampato nelle nostre menti, i ricordi, soprattutto da bambini,  delle varie sbucciature, escoriazioni, ferite, bruciature, che ci siamo procurati cadendo da una bicicletta, dai pattini, oppure correndo o scendendo da una scarpata. Personalmente ricordo un episodio più degli altri, quando da bambino ho tenuto fasciato un polpaccio per essermi ustionato con la marmitta del motorino del vicino di casa, che appena lo parcheggiava nel sottoscala e se ne andava, a me piaceva salirci sopra e con la fantasia di un bambino imitare che stavo andando in moto. Il fatto è che facevo questo in estate,  con i pantaloncini corti a motorino appena spento… un paio di volte almeno mi sono ustionato il polpaccio. Spesso da bambini eravamo incerottati o fasciati, in un ginocchio, in un braccio, per ferite, bruciature, contusioni.

Dopo la sgridata, che puntualmente di solito arrivava dai nostri genitori, eccoli subito pronti poco dopo a correre nel disinfettarci, impomatarci o fasciarci con una benda o cerotto, e soprattutto nel consolarci con una carezza o abbraccio, ma quel cerotto aveva il potere di calmarci. Dico questo perché, se penso a mio figlio più piccolo che, alla minima lividura quasi invisibile va in panico fintanto che io o mia moglie non gli applichiamo un cerotto, subito dopo qualche lacrima disperata si calma, sentendosi protetto e soprattutto grazie a quel cerotto “miracoloso” che gli permette di non vedere più la sua ferita,  e qualche volta credetemi, anche senza cerotto la ferita non si vede ugualmente…

 

 Credo che ancora oggi, pur essendo adulti, riconosciamo il grande bisogno di essere protetti, consolati, fasciati dalle varie difficoltà, vicissitudini o ferite che si incontrano in questa vita secolare; “ Vi ho detto queste cose affinché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazione ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo” (Giovanni 16:33). Se solo per un momento pensassimo di non conoscere Dio, di essere estranei alla vita spirituale, o cosa sia la preghiera, la fede, da chi andare e, letteralmente, scaricare i nostri pesi, portare le nostre difficoltà, le nostre paure, o chi fasciasse le nostre ferite, senza avere concretamente chi possa darci forza o consolazione,  credo proprio che tutto questo oggi, da credenti, solo pensarlo sia terribile. Dio è per noi adulti ciò che facevano i nostri genitori quando eravamo bambini, se pur riconosciamo il loro contributo anche oggi che non siamo più dei bambini; Davide a riguardo scrive un bellissimo Salmo “Signore, il mio cuore non è orgoglioso e i miei occhi non sono altèri;  non aspiro a cose troppo grandi e troppo alte per me. In verità l’anima mia è  calma e tranquilla. Come un bimbo divezzato sul seno di sua madre, così è tranquilla in me l’anima mia. O Israele, spera nel Signore, ora e per sempre” (Salmo 131). Tutto questo deve portarci del continuo a ringraziare Dio della grande opera che egli ha fatto nelle nostre vite, “Il Signore ha fatto cose grandi per noi e noi siamo nella gioia” (Salmo 126:3), ma nello stesso tempo dobbiamo pregare per chi oggi non conosce Dio personalmente e l’amore mostrato sulla croce in Cristo Gesù, e si sente disperato,  angosciato e solo.

Con ciò non intendo dire di fare di Dio poco più di un protettore o consolatore, senza pensare che Egli prima di ogni cosa vuole essere Salvatore e Signore nella nostra vita, affinché Egli regni in noi  e ci richiami al servizio dell’ubbidienza alla Sua Parola per donarci vita eterna, e non ci concentriamo solo sulle consolazioni temporali non considerando quelle eterne, legate alla salvezza della nostra anima, “Fratelli, non vogliamo che siate nell’ignoranza riguardo a quelli che dormono, affinché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. Infatti, se crediamo che Gesù morì e risuscitò , crediamo pure che Dio, per mezzo di Gesù, ricondurrà con lui quelli che si sono addormentati. Poiché questo vi diciamo mediante la parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con un ordine, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risusciteranno i morti in Cristo; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre con il Signore. Consolatevi dunque con queste parole”. (1Tessalonicesi 4:13/18).

Ciò nonostante oggi Egli è il Dio di ogni consolazione! Rivolgendosi al suo popolo attraverso il suo servo Egli disse: “Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio” (Isaia 39:1), e sicuramente questo è ancora oggi il compito di coloro che sono stati chiamati ad un ministero della Parola di Dio, poter essere dei Barnaba, figli di consolazione, senza nascondere che entreremo nel regno dei cieli attraverso molte afflizioni, ma del continuo ricordando che non saremo provati oltre le nostre forze “Nessuna tentazione vi ha còlti, che non sia stata umana; però Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la prova vi darà anche la via d’uscirne, affinché la possiate sopportare” (1 Corinzi 10:13). Il re Davide, quando si trovò in pericolo, sperimentò la liberazione del Signore e poté dire: “Molte sono le afflizioni del giusto; ma il Signore lo libera da tutte” (Salmo 34:18), Gesù stesso disse ai suoi discepoli : “Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me, nel mondo avete tribolazione, ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo” (Giovanni 16:33); poco prima, nello stesso vangelo, Egli disse ai suoi discepoli che non gli avrebbe lasciati orfani: “Se voi mi amate osserverete  i miei comandamenti; e io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro Consolatore, perché sia con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora in voi. E sarà in voi. Non vi lascerò orfani; tornerò a voi” (Giovanni 14:15/18); “Quando sarà venuto il Consolatore che io vi manderò da parte del Padre, egli testimonierà di me” (Giovanni 15:26); “Quando però sarà  venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire” (Giovanni 16:13); “ Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi rammenterà tutto quello che v’ho detto” (Giovanni 14:26). Il termine greco è paraklétos, Paracleto, che può essere tradotto con Consolatore, Consigliere, Aiutante o Avvocato. Cristo Gesù stesso è il nostro Consolatore per eccellenza, il Verbo, La Parola di Dio, la seconda persona della trinità divina, Dio stesso,  la Parola che si è fatta carne;  Egli stesso disse ai suoi discepoli: “ Io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro consolatore” (Giovanni 14:16), ringraziamo Dio perché da Lui siamo doppiamente consolati, per mezzo della Sua Parola, Cristo stesso e dalla persona dello Spirito Santo. Ragione per cui ogni credente dovrebbe essere un buon Samaritano, essere quel cerotto che è pronto a coprire, fasciare, le ferite dei nostri fratelli e del nostro prossimo: “Il quale ci consola in ogni nostra afflizione affinché, per mezzo della consolazione con cui noi stessi siamo da Dio consolati, possiamo consolare coloro che si trovano in qualsiasi afflizione” (2Corinzi 1:4), come fece Barnaba con Marco (Atti 15: 36/39); la Bibbia ci ricorda che l’amore copre una gran quantità di peccati  (Giacomo 5:20), non scopre, ma fascia, consola, cura le ferite senza metterci ulteriormente del pepe come invece fecero i tre amici di Giobbe, che vengono definiti consolatori molesti (Giobbe16:1/5 ).

Voglio rivolgermi attraverso questa riflessione a quei credenti, fossi pur me stesso in certe circostanze,  che non si lasciano consolare, fasciare, curare pensando che Dio ci abbia fatto un torto, o abbia usato ingiustizia nei nostri confronti perché alcune cose o eventi non sono andati come pensavamo o sono stati completamente inaspettati, o contrari; anche in quei momenti egli continua a essere il Dio di ogni consolazione, che ci consola in ogni nostra afflizione! Non continuiamo a portare le nostre ferite aperte qua e là, portiamole al Signore! E come fece Anna al di là delle Peninne che la molestavano, lasciamoci consolare da Dio (1Samuele 1:7 ), Egli continua ad avere un piano per te, per me e per ognuno di noi, anche attraverso eventi inaspettati, “Ora, perché gridi così forte? Non c’è alcun re dentro di te? E forse perito il tuo consigliere…” (Michea 4:9), qualche volta sembra che non ci sia alcun Dio dentro di noi, che sia perito il nostro Consigliere ammirabile, il Principe della pace, il nostro Consolatore.

L’espressione del profeta Osea ben si applica alla nostra riflessione: “Quando avrei voluto guarire Israele…” (Osea 7:1), non lasciamo che le nostre ferite si infiammino ulteriormente, non lasciamo che si imputridiscono senza rimedio, non lecchiamo da soli le nostre ferite, non scadiamo nell’autocommiserazione, perché le cose non cambieranno, anzi c’è il rischio che le cose andranno di male in peggio infettandosi. Portiamo i nostri pesi, dolori, ferite, o bruciature ai piedi del Signore Gesù e lasciamo che lo Spirito Santo, il balsamo di Galad per eccellenza, scenda e ci porti ad arrenderci nell’affidarci totalmente a Lui, certi che anche il nostro sembiante cambierà come quello di Anna (1Samuele 1:18), “Venite a me voi che siete travagliati e oppressi, io vi darò riposo…” ( Matteo 11: 28 ) . L’apostolo Paolo scrisse alla chiesa di Corinto: “Dio che consola gli afflitti” (2Corinzi 7.6); ancor prima si esprimeva nel dire: “Sono ripieno di consolazione e sovrabbondo di gioia in mezzo a tutta la nostra afflizione” (2Corinzi 7:4); anche in mezzo le afflizioni possiamo essere ripieni di consolazione e sovrabbondare di gioia; “ Io, io stesso sono colui che vi consola” (Isaia 51:12); “ L’Eterno consola il suo popolo e ha compassione dei suoi afflitti” (Isaia 49:13); “ Come un uomo consolato da sua madre così io consolerò voi” (Isaia 66:13). 

Ora, alla luce di tutto questo, non mettiamoci nella posizione di non lasciarci consolare, come spesso Israele non lasciava che Dio potesse consolarlo in certe circostanze, chiediamo al Signore di essere a Lui arresi e di ricevere le Sue consolazioni e la Sua pace necessarie per affrontare certi momenti.

Uno tra i passi più belli nel Nuovo Testamento, riguardante la chiesa del primo secolo, ci ricorda: “Così la chiesa, per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria, aveva pace, ed era edificata; e, camminando nel timore di Dio e nella consolazione dello Spirito Santo, cresceva costantemente di numero” ( Atti  9:31 ).

Nei tempi in cui viviamo la chiesa di Dio è continuamente sotto attacco,  c’è bisogno che sia rinnovata nel timore di Dio e nella consolazione dello Spirito Santo, affinché, al di là delle ferite o scottature, si permetta a Dio di  consolare, nel vivere in una atmosfera locale, beneficiando della Sua meravigliosa presenza nello Spirito, questo è ciò che conta veramente; sentire, realizzare, godere della stupenda presenza di Dio. Per realizzare tutto ciò sta a noi metterci nella giusta posizione davanti a Dio, per poterlo poi essere davanti al nostro prossimo, e dire insieme all’apostolo Paolo: “Fratelli, io non ritengo di averlo già afferrato; ma una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, corro verso il premio della celeste vocazione di Dio” (Filippesi 3:13/14).

Bisogna che dimentichiamo le cose che stanno dietro e ci protendiamo verse le cose che stanno davanti, lasciamoci consolare!       

 

                                                                                                                                                                             O.E

 

Entropia e disordine

Disordine-Interpretazione-dei-sogni

 

I tempi che stiamo attraversando sono sotto gli occhi di tutti quanti noi, sono tempi di graduale degenerazione di un sistema che sta andando sempre di più verso il massimo disordine, tempi di vero e proprio caos, di disordine sotto ogni sfera e aspetto, spirituale, morale e conseguentemente sociale e materiale. Se dovessimo usare una unità di misura per calcolare l’aumento del disordine nel nostro sistema (còsmo dal greco kosmos= ordine, universo) useremmo la parola “entropia”.

  

In meccanica statistica l'entropia (dal greco antico ἐν en, "dentro", e τροπή tropé, "trasformazione") è una grandezza (più in particolare una coordinata generalizzata) che viene interpretata come una misura del disordine presente in un sistema fisico qualsiasi, incluso, come caso limite, l'universo. Viene generalmente rappresentata dalla lettera S. Nel Sistema Internazionale si misura in joule fratto kelvin (J/K). Nella termodinamica classica, il primo campo in cui l'entropia venne introdotta, S è una funzione di stato di un sistema in equilibrio termodinamico, che, quantificando l'indisponibilità di un sistema a produrre lavoro, si introduce insieme con il secondo principio della termodinamica. In base a questa definizione si può dire, in forma non rigorosa ma esplicativa, che quando un sistema passa da uno stato di equilibrio ordinato a uno disordinato la sua entropia aumenta; questo fatto fornisce indicazioni sulla direzione in cui evolve spontaneamente un sistema. L'approccio molecolare della meccanica statistica generalizza l'entropia agli stati di non-equilibrio correlandola più strettamente al concetto di ordine, precisamente alle possibili diverse disposizioni dei livelli molecolari e quindi differenti probabilità degli stati in cui può trovarsi macroscopicamente un sistema[1]. Il concetto di entropia ha potuto grazie a questa generalizzazione essere esteso ad ambiti non strettamente fisici, come le scienze sociali, la teoria dei segnali, la teoria dell'informazione e conoscere quindi una vastissima popolarità.

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"Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesú Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesú Cristo dai morti, per una eredità incorruttibile, senza macchia e inalterabile. Essa è conservata in cielo per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, per la salvezza che sta per essere rivelata negli ultimi tempi. Perciò voi esultate anche se ora, per breve tempo, è necessario che siate afflitti da svariate prove, affinché la vostra fede, che viene messa alla prova, che è ben piú preziosa dell'oro che perisce, e tuttavia è provato con il fuoco, sia motivo di lode, di gloria e di onore al momento della manifestazione di Gesú Cristo. Benché non l'abbiate visto, voi lo amate; credendo in lui, benché ora non lo vediate, voi esultate di gioia ineffabile e gloriosa, ottenendo il fine della fede: la salvezza delle anime."

1Pietro 1:3-9

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Perle di Saggezza

Chi si abitua alla fede ci crede, e non può più non temere l'inferno, e non teme altra cosa."

                                                          Blaise Pascal  

 

 

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                                                  Riflessioni dal Calendarietto

Rifletti con un'immagine