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Nel libro dell'Esodo, dal capitolo 17:8/16, troviamo uno degli episodi più significativi di tutto l'Antico Testamento, cioè la vittoria che il popolo di Israele riportò su Amalec. E' di particolare importanza riflettere su questa vittoria del popolo del Signore sugli Amalechiti, popolo discendente da Esaù, chiamato Edom (cioè rosso), dal quale discesero gli Edomiti (Genesi 25:22/26), progenitori degli Amalechiti. Come nel caso di Esaù e Giacobbe che si urtavano sin dal grembo materno, Amalec ha sempre cercato di contrastare Israele, ma in questo attacco lo scopo di Amalec era quello di cancellare il popolo di Dio dalla faccia della terra , infatti Amalec, mosso dalle forze del male, ben rappresenta il diavolo che viene per rubare, ammazzare e distruggere ( Efesini 10:10)

 

 

In questo episodio abbiamo a che fare con la prima e vera guerra del popolo di Israele, Dio aveva liberato Israele e lo aveva condotto fuori dall'Egitto, dove passò 430 anni circa sotto il governo dei vari Faraoni, ed ora lo stava guidando verso la terra promessa per farne la nazione da cui sarebbe uscito il Messia, il Salvatore. L'avversario fece di tutto per ostacolare ciò che era nel piano di Dio e nel Suo disegno per la salvezza dell'umanità, si servì inizialmente proprio di questa nazione pagana, gli Amalechiti, per cancellare Israele dalla faccia della terra. Oggi nonostante il Messia, il Salvatore Cristo Gesù, sia stato manifestato e il piano di Dio per la salvezza è stato compiuto, ci sono ancora delle nazioni che vorrebbero cancellare Israele dalla faccia della terra, ma questi Amalechiti di oggi non sanno che Israele, nonostante si trovi ad essere ribelle davanti a Dio, rimane pur sempre il Suo popolo, e Dio continua ad avere un piano per Israele; come nessun padre abbandona il figlio ribelle, così non farà il Signore fintanto che Israele non torni a Lui come un figliol prodigo (Luca 15:18).

Attenzione! Tornando al nostro tema, vediamo ora Israele in assetto di guerra, e ci viene mostrata una vera e propria strategia militare. Ancora oggi, come ieri e più di ieri, e così domani lo sarà più di oggi, è necessario per tutti noi credenti, per la chiesa del Signore, fare nostri questi insegnamenti poiché, come allora il combattimento vero di Israele non era contro carne e sangue ma contro principati e potestà dell'aria e spiriti malvagi nei luoghi celesti, così lo è oggi (Efesini 6: 10/12). Notiamo una strategia straordinaria con la quale Mosè, Aronne e Cur, salgono in cima alla vetta del colle mentre Giosuè con i suoi uomini si schierano con la spada direttamente a valle nel campo di battaglia, attenzione! Giosuè, pur essendo un guerriero abile e valoroso, non avrebbe riportato alcuna vittoria sul campo di battaglia con i suoi uomini, se Mosè insieme ad Aronne e Cur non fossero saliti sulla vetta per pregare, non dimentichiamocelo! La vera guerra si compie in preghiera e si riporta la vittoria attraverso la preghiera, l'intercessione, la supplica, questo è l'insegnamento in tutta la parola di Dio ( Luca 18:1/7; Atti 12:5/8; Atti 16:25/26; Colossesi 4:12; 1Tessalonicesi 5:17; Giacomo 5:16/18; 2Corinzi 10:3/4, ecc... ). Mosè, Aronne e Cur nella preghiera si rivolgevano a Dio affinchè il Signore legasse le forze del male, in modo che Giosuè potesse sferrare l'ultimo colpo su un nemico già legato e già vinto grazie alle preghiere che salivano a Dio, in modo importuno dalla vetta (Esodo 17:10/13), ma ora entreremo nei dettagli.

Mosè già veniva da una situazione sfibrante, infatti il popolo nel deserto protestò contro di lui a Refidim, per mancanza di acqua, sino a sentirsi minacciato di essere lapidato (Esodo 17:1/5), e in fondo è un copione che per i conduttori si ripete, portati dal popolo di Dio dalle stelle alle stalle, quando le cose vanno bene, gloria a Dio, quando le cose non vanno bene “lapidiamo i pastori”. Dopo questa prova ecco che Mosè e il suo popolo entrano in un'altra prova, quella dell'attacco degli Amalechi, ahimè! Anche questo spesso è un copione che si ripete, si esce da una prova e di lì non lontano ecco che se ne presenta un'altra, così è per le cose belle e per quelle che non lo sono; spesso le cose belle non vengono mai da sole, ne chiamano altre ma così lo è anche per le cose brutte...

Sia ringraziato il Signore che la più potente alleanza continuava e continuerà ad essere vicino al popolo di Dio: Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo, e possiamo pensare che fu il Signore a rivelare la strategia da adottare in quella circostanza. Notiamo che quando Mosè alzava le mani verso Dio in preghiera, Israele vinceva, quando Mosè le abbassava vinceva Amalec; fratelli la vittoria in ogni battaglia sta nel non cessare mai di pregare (1Tessalonicesi 5:17) e di farlo con fede (Giacomo 5:16/18), nel non stancarsi e rimanere fermi nella vetta della nostra stanza segreta come il Signore Gesù insegnò ai suoi discepoli (Matteo 6:6), ma riflettiamo, sarebbe stato un serio problema per Mosè e per Israele, se Aronne e Cur non avrebbero aiutato Mosè in quella intercessione, aiutandolo a tenere ferme le sue mani alte rivolte verso Dio. Le mani di Mosè si facevano stanche, pesanti, e c'era il pericolo della sconfitta con le immaginabili conseguenze. Che straordinaria squadra! Mosè intercede con le mani alzate, Aronne e Cur lo aiutano a sostenere le sue braccia, e Giosuè che sferra i suoi colpi con la spada. Amico, fratello, sorella, questo deve farci riflettere, nella lettera ai Galati 6:2 “Portate i pesi gli uni degli altri e adempirete la legge di Cristo”, e i pesi soprattutto si condividono ad iniziare dalla preghiera, sapete c'è una legge fisica che se una persona da sola alza 70kg in due non ne alzeranno 140kg ma di più. Vedete Dio ha disposto sia umanamente così spiritualmente che l'unione fà la forza, cioè due valgono meglio di uno solo (Ecclesiaste 4:9/12; Matteo 18:19/20); è in preghiera che in primo luogo adempiamo questa ubbidienza nel portare i pesi gli uni degli altri, certo senza esentarci dall'essere anche molto pratici. Guardiamo a Mosè: quando le sue mani si fanno stanche ecco i suoi fratelli avvicinarsi per sostenerlo e dividere quel peso, Mosè non disse: “State fermi, ce la faccio da solo! Non muovetevi”. No, non disse: “Non sono forse io che vi ho condotto fino a qui?” ecc....No! Mosè non dà alcun segno di non voler accettare l'aiuto in quella guerra, nel sostenere quel peso... Amico, fratello, sorella, è importante far parte di una squadra, di un corpo, del corpo di Cristo, è importante far parte della Sua chiesa, sentirne l'appartenenza e riconoscerne la propria identità, anche nell'ambito locale della propria comunità, affinchè si possa avere la libertà di condividere le gioie, le vittorie, come le difficoltà e le sconfitte. Hai una squadra? Fai parte di una squadra, o sei di quelli che non fanno altro che girare quà e là, senza avere una fissa dimora spiritualmente parlando, e se fai parte di una chiesa locale, ti senti parte di quella chiesa, di quel corpo? Ti senti un membro di quella chiesa? Spero di cuore che tu non faccia parte di quella schiera di credenti che si potrebbero chiamare “saltimpali”, cioè come il nome di un uccellino che si chiama saltimpalo, proprio perchè spesso è sua abitudine saltare, svolazzare, da un palo di un recinto all'altro, come si suol dire “di palo in frasca”. Oppure fai parte di una chiesa, ma partecipi a distanza, senza lasciarti coinvolgere più del dovuto? Rifletti! Dio non adotta i suoi figli a distanza, rileggi 1Corinzi 12:12/27, in particolare considera ciò che dice l'apostolo nel versetto 15 e 16“...non per questo... ...non per questo...” a significare, che non deve essere per nessuna cosa che non ci si deve sentire parte del corpo di Cristo, se lo abbiamo accettato come nostro Signore epersonaleSalvatore. Infatti con sagge direttive potrai condurre bene la guerra, e la vittoria sta nel gran numero di consiglieri” (Proverbi 24:6), ciò non intende che, se più consigli e consiglieri avremo o cercheremo, più in chiaro avremo le cose, perchè può succedere anche il contrario, ma la parola di Dio indica che è buono chiedere consiglio a dei consiglieri spirituali, è buono affrontare le cose non sempre da soli. Ora torniamo a prendere ad esempio questa vera e propria strategia militare, di come il Signore dispone le sue milizie; la forza sta ancora in questo, nell'unità delle membra, nel condividere i pesi gli uni degli altri. Molti soccombono sotto gli attacchi del nemico perchè vogliono fare tutto da soli, pensano di farcela, ma questa guerra è stata lasciata scritta per noi oggi; se ti accorgi che un problema, un peso qualsiasi, una difficoltà, ti sta facendo abbassare le mani, fai entrare tuo fratello, tua sorella a condividere quel peso o difficoltà nella preghiera, fai entrare la “tua chiesa” (Giacomo 5:13/16). L'apostolo Paolo spesso quando si congedava dalle sue lettere chiedeva di pregare per lui, fratelli se l'apostolo Paolo chiedeva di pregare per lui a maggior ragione abbiamo bisogno di far entrare nelle nostre preghiere i nostri fratelli e sorelle, la chiesa del Signore, affinchè quando preghiamo possiamo essere sostenuti nelle nostre difficoltà dalle mani di Aronne e Cur, volendole rappresentare come le preghiere dei nostri fratelli e sorelle affinchè il Signore Gesù, nostro vero Giosuè, combatta per noi e riporti la vittoria. Questo è il segreto delle nostre vittorie, di servizi benedetti da Dio, “...Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole” Esodo 17:12.

Il segreto è perseverare nella preghiera senza stancarsi, è più facile stancarsi per un certo tempo in preghiera che svolgere un lavoro fisico, proprio perchè entriamo in opposizione con le forze del male, ad esempio se dovessimo lavorare per sei ore durante la giornata o pregare per un'ora, io credo che molti si stancherebbero meno a lavorare sei ore che pregare per un'ora (Matteo 26:41 ), per questo a volte abbiamo bisogno di condividere i nostri pesi, problemi, lotte, afflizioni, affinchè non soccombiamo, “ Cooperate anche voi con la preghiera, affinchè per il beneficio che noi otterremo per mezzo della preghiera di molte persone, siano rese grazie da molti per noi” (2Corinzi 1:11).

Mosè alzava le mani stringendo il bastone di Dio che egli aveva ricevuto sin dalla sua chiamata, e come ora contro Amalec, lo stringe alzandolo verso il cielo (Esodo 17:9). Concludendo questa riflessione vogliamo essere ancora incoraggiati nel considerare che cosa il bastone di Dio rappresentasse, e lo faremo evidenziando quattro punti:

a) Il mandato. Dio aveva scelto Mosè e lo aveva chiamato al suo servizio, Esodo 3:10/12; 4:10/12 e 15/17. vedi Giovanni 15:16.

b) La fede. Fede nelle sue promesse, rimanendo fermi fintanto che non si realizzano, ciò che anche Giosuè fece successivamente in seguito alla vittoria su Amalek, Giosuè 8:18,26. vedi Ebrei 11:1.

c) L'autorità. Dio avrebbe accompagnato il suo servo con segni e prodigi e gli avrebbe dato autorità su tutta la potenza dell'Egitto, Esodo 4:1/9; 7:10/12; 7:20; 8:5/6; 8:16; 10:13/15. vedi Marco16:17/18, Luca 10:19.

d) La Sottomissione. Mosè era stato chiamato ad essere sottomesso a Dio, altrimenti non avrebbe visto quella grande liberazione promossa a favore di Israele Suo popolo; non possiamo pensare di vedere delle vittorie se non siamo prima noi sottomessi al Signore, Giacomo 4:7/8.

 

Ogni volta che ci presentiamo in preghiera davanti a Dio possiamo confidare in queste promesse appena elencate, stringendole con forza per fede, come Mosè per fede stringeva il bastone di Dio in mano, per tutto quello che esso rappresentava e che ancora oggi rappresenta nel suo significato spirituale per la Sua chiesa”.

O.E

rif

 

"Ma voi, carissimi, non dimenticate quest'unica cosa: per il Signore un giorno è come mille anni, e mille anni sono come un giorno."

2Pietro 3:8

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Perle di Saggezza

Non puoi impossessarti della salvezza per Grazia tramite qualsiasi mezzo che non sia la fede. Questo carbone ardente tolto dall'altare necessita delle molle d'oro della fede con cui portarlo."

                                                          Charles H. Spurgeon  

 

 

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