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Guido Fridolin Verbeek

Guido Fridolin Verbeek 1830-1899

Guido Fridolin Verbeek 1830-1899

Una figura poco conosciuta tra i “grandi nomi” delle missioni mondiale.

Nato a Zeist, vicino Utrecht, in Olanda, il 23 gennaio 1830, ha un nome che ci fa pensare alle sue origini italiane (anche se non esistono fonti storiche che lo possano provare).

Sesto di Otto figli di una famiglia di Moravi, studia al Politecnico di Utrecht e nell’Accademia Morava di Zeist. Parla correttamente, oltre alla sua lingua madre, il tedesco, il francese e l’inglese. Nel 1852, si trasferisce negli U.S.A., dopo due anni si ammala di colera; la malattia lo costringe a letto per più di un mese, tempo nel quale avrà modo di riflettere sulla sua condizione spirituale. Durante la malattia riconsacra la sua vita al Signore e decide, se Dio lo avesse fatto sopravvivere, di recarsi missionario all’estero. Così fu, si iscrive all’Auburn Theological Seminary di New York, un seminario teologico fondato da evangelici Presbiteriani per preparare quei credenti che sentivano una chiamata divina per le missioni estere. Il 15 aprile del 1859 si reca a Philadelphia per sposarsi con Maria Manion, una credente che aveva frequentato lo stesso seminario. Il 7 maggio, i giovani sposi lasciano il porto di New York alla volta del Giappone, per arrivare a Nagasaki il 7 novembre dello stesso anno: si apriva davanti a loro una nuova vita, in un nuovo Paese. Per circa quarant’anni Guido Fridolin svolge in Giappone un lavoro enorme, oltre che evangelistico, anche a livello educativo, infatti, contribuisce alla formazione della struttura universitaria nazionale e diviene uno degli scrittori del volume I Lineamenti Storici dell’Educazione Giapponese, presentato alla prima Fiera Mondiale Americana, in occasione del centenario per la firma della Carta d’Indipendenza degli Stati Uniti, nel 1876.

Sul “fronte evangelistico”, invece, svolge una parte attiva e determinante per il progresso delle varie missioni evangeliche (composte prevalentemente da Riformati, Battisti e Metodisti), quando ancora la predicazione dell’Evangelo era avversata. Si narra un episodio collegato a Guido Fridolin: la conversione di Wakasa, un ufficiale Giapponese, comandante delle forze militari di Nagasaki. L’uomo un giorno vide qualcosa galleggiare sulle acque della baia; mandò un suo sottoposto a prenderlo e scoprì che si trattava di un Nuovo Testamento scritto in inglese. L’ufficiale, incuriosito, si mise alla ricerca di qualcuno che potesse leggerglielo, così entrò in contatto con il Fridolin che lo condusse alla salvezza in Cristo, attraverso la lettura e lo studio della Parola di Dio, e che battezzerà in acqua qualche mese più tardi. Questo episodio ispirò Guido Fridolin Verbeek a far parte del comitato di traduttori e redattori per la traduzione della Bibbia in Giapponese, nel 1887, nel quale lavorarono anche altri missionari per quindici lunghi anni. Già nel 1868, per la stima che nutrivano nei suoi confronti, il Fridolin fu chiamato a Tokyo dove visse per nove anni contribuendo allo sviluppo del sistema educativo giapponese, divenendo anche preside dell’università della capitale. Come segno di grande apprezzamento fu chiamato a far parte della prima delegazione del Governo Giapponese in visita ufficiale in Europa. Inoltre, fu anche insignito dell’onorificenza del Sol Levante dall’Imperatore del Giappone.

Ma Guido Fridolin Verbeek aveva un ben più nobile obiettivo, quello di seminare l’Evangelo della Grazia, attraverso traduzioni, insegnamenti, la predicazione della Parola di Dio ed una condotta irreprensibile, nel Paese del Sol Levante, ed in vista di un premio ben più grande: ricevere la corona della gloria direttamente dal Re dei re e dal Signore dei signori, che aveva amato e servito per quarant’anni in quel lontano Paese.

da: Il Consigliere della Scuola Domenicale 08

 

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"Ma voi, carissimi, non dimenticate quest'unica cosa: per il Signore un giorno è come mille anni, e mille anni sono come un giorno."

2Pietro 3:8

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Perle di Saggezza

Non puoi impossessarti della salvezza per Grazia tramite qualsiasi mezzo che non sia la fede. Questo carbone ardente tolto dall'altare necessita delle molle d'oro della fede con cui portarlo."

                                                          Charles H. Spurgeon  

 

 

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