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Chiesa Cristiana Evangelica A.D.I. Pesaro e Cagli

Entropia e disordine

Disordine-Interpretazione-dei-sogni

 

I tempi che stiamo attraversando sono sotto gli occhi di tutti quanti noi, sono tempi di graduale degenerazione di un sistema che sta andando sempre di più verso il massimo disordine, tempi di vero e proprio caos, di disordine sotto ogni sfera e aspetto, spirituale, morale e conseguentemente sociale e materiale. Se dovessimo usare una unità di misura per calcolare l’aumento del disordine nel nostro sistema (còsmo dal greco kosmos= ordine, universo) useremmo la parola “entropia”.

  

In meccanica statistica l'entropia (dal greco antico ἐν en, "dentro", e τροπή tropé, "trasformazione") è una grandezza (più in particolare una coordinata generalizzata) che viene interpretata come una misura del disordine presente in un sistema fisico qualsiasi, incluso, come caso limite, l'universo. Viene generalmente rappresentata dalla lettera S. Nel Sistema Internazionale si misura in joule fratto kelvin (J/K). Nella termodinamica classica, il primo campo in cui l'entropia venne introdotta, S è una funzione di stato di un sistema in equilibrio termodinamico, che, quantificando l'indisponibilità di un sistema a produrre lavoro, si introduce insieme con il secondo principio della termodinamica. In base a questa definizione si può dire, in forma non rigorosa ma esplicativa, che quando un sistema passa da uno stato di equilibrio ordinato a uno disordinato la sua entropia aumenta; questo fatto fornisce indicazioni sulla direzione in cui evolve spontaneamente un sistema. L'approccio molecolare della meccanica statistica generalizza l'entropia agli stati di non-equilibrio correlandola più strettamente al concetto di ordine, precisamente alle possibili diverse disposizioni dei livelli molecolari e quindi differenti probabilità degli stati in cui può trovarsi macroscopicamente un sistema[1]. Il concetto di entropia ha potuto grazie a questa generalizzazione essere esteso ad ambiti non strettamente fisici, come le scienze sociali, la teoria dei segnali, la teoria dell'informazione e conoscere quindi una vastissima popolarità.

Il concetto di "entropia" è piuttosto complesso e per comprendere a pieno il suo significato è necessaria almeno una conoscenza di base della termodinamica e della meccanica quantistica; esistono infatti almeno due definizioni rigorose dell'entropia: una definizione macroscopica, fornita dalla termodinamica e una definizione microscopica, fornita dalla meccanica quantistica.

È possibile comunque dare una spiegazione semplicistica dell'entropia, interpretandola come il "grado di disordine" di un sistema. Quindi un aumento del "disordine" di un sistema è associato a un aumento di entropia, mentre una diminuzione del "disordine" di un sistema è associata a una diminuzione di entropia (Wikipedia.)

Credo che tutti noi possiamo essere concordi che il grado di disordine in questi ultimi tempi è aumentato in modo esponenziale e possiamo parlare di un aumento di “entropia”, cioè di un aumento di “disordine” sotto ogni forma e aspetto; di fronte alla rivelazione che ebbe l’apostolo Paolo per lo spirito di Dio riguardo agli ultimi tempi e al grado di disordine spirituale, morale, come sociale e materiale, si possono ben comprendere le parole di salvaguardia che indirizzò nelle sue lettere al giovane Timoteo: 

“Or sappi questo: negli ultimi giorni verranno tempi difficili; perché gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, irreligiosi, insensibili, sleali, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, sconsiderati, orgogliosi, amanti del piacere anziché di Dio, aventi l'apparenza della pietà, mentre ne hanno rinnegato la potenza..” (2Timoteo 3:1/5). Timoteo fu esortato in modo particolare a rimanere a Efeso, “Ti ripeto l'esortazione che ti feci mentre andavo in Macedonia, di rimanere a Efeso per ordinare ad alcuni di non insegnare dottrine diverse e di non occuparsi di favole e di genealogie senza fine, le quali suscitano discussioni invece di promuovere l'opera di Dio, che è fondata sulla fede. Lo scopo di questo incarico è l'amore che viene da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera.” (1 Timoteo 1:3/5) L’incarico che era stato affidato a Timoteo fu “per ordinare” cioè per mettere ordine, ricordiamo che in quei tempi l’impero Romano perseguitava la chiesa, vi erano falsi profeti, false dottrine, il grado di immoralità era alto. La città di Efeso era poi una città idolatra, adoratrice della dea Diana (Atti 19:24-19:28-19:34-19:35-19:27) e come se non bastasse la città era fortemente dedicata alle pratiche dell’occulto (Atti 19:19). In quel contesto Timoteo era chiamato a mettere ordine dispensando la parola della verità. Possiamo comprendere che con le sole forze umane non sarebbe stato possibile portare avanti l’incarico che Timoteo aveva ricevuto, l’apostolo Paolo in più riprese nelle due lettere pastorali cerca di incoraggiarlo ed esortarlo in un contesto in cui, a prescindere dall’età anagrafica o dagli anni di fede, tutti potenzialmente si sarebbero intimiditi, tant’è che nei capitoli 1 e 2 della seconda lettera a Timoteo si attinge ad una fonte la cui acqua ancora oggi sgorga copiosa e zampillante nel dissetarci, incoraggiarci e nel darci  preziosi insegnamenti, le parole di Paolo, ispirate e unte dallo Spirito Santo, solamente dal cielo potevano procedere per raggiungere Timoteo e oggi ad ognuno di noi, “Infatti, <<ogni carne è come l’erba, e ogni sua gloria come il fiore dell’erba. L’erba si secca e il fiore cade, ma la parola del Signore rimane in eterno>>. E questa è la buona notizia che vi è stata annunciata”(1Pietro 1:24). Come in un pentagramma in cui il compositore scrive un opera che va in crescendo, nel proseguo della seconda lettera pastorale Paolo tocca dei veri e propri acuti spirituali e Timoteo avrebbe dovuto necessariamente studiare la parte, esercitarsi, affinché, come uno strumento nelle mani di Dio, l’incarico che gli era stato affidato potesse risultare efficace per mettere ordine nel luogo dove Dio lo aveva chiamato: “Ricorda loro queste cose, scongiurandoli davanti a Dio che non facciano dispute di parole; esse non servono a niente e conducono alla rovina chi le ascolta. Sfòrzati di presentare te stesso davanti a Dio come un uomo approvato, un operaio che non abbia di che vergognarsi, che tagli rettamente la parola della verità. Ma evita le chiacchiere profane, perché quelli che le fanno avanzano sempre più nell'empietà e la loro parola andrà rodendo come fa la cancrena; tra questi sono Imeneo e Fileto, uomini che hanno deviato dalla verità, dicendo che la risurrezione è già avvenuta, e sovvertono la fede di alcuni. Tuttavia il solido fondamento di Dio rimane fermo, portando questo sigillo: «Il Signore conosce quelli che sono suoi», e «Si ritragga dall'iniquità chiunque pronuncia il nome del Signore». In una grande casa non ci sono soltanto vasi d'oro e d'argento, ma anche vasi di legno e di terra; e gli uni sono destinati a un uso nobile e gli altri a un uso ignobile. Se dunque uno si conserva puro da quelle cose, sarà un vaso nobile, santificato, utile al servizio del padrone, preparato per ogni opera buona. Fuggi le passioni giovanili e ricerca la giustizia, la fede, l'amore, la pace con quelli che invocano il Signore con un cuore puro. Evita inoltre le dispute stolte e insensate, sapendo che generano contese. Il servo del Signore non deve litigare, ma deve essere mite con tutti, capace di insegnare, paziente. Deve istruire con mansuetudine gli oppositori nella speranza che Dio conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verità, in modo che, rientrati in se stessi, escano dal laccio del diavolo, che li aveva presi prigionieri perché facessero la sua volontà” (2Timoteo 2:14/26). Il versetto a cui faremo riferimento è il sopra citato versetto 15 del capitolo 2 di seconda Timoteo Sfòrzati di presentare te stesso davanti a Dio come un uomo approvato, un operaio che non abbia di che vergognarsi, che tagli rettamente la parola della verità(2Timoteo 2:15). Già in precedenza nella prima lettera Paolo si rivolse a Timoteo con parole simili “Bada a te stesso e all'insegnamento; persevera in queste cose perché, facendo così, salverai te stesso e quelli che ti ascoltano” (1Timoteo 4:16). In primo luogo Paolo stava esortando Timoteo “a badare a sè stesso” a “sforzarsi di presentare se stesso davanti a Dio come uomo approvato”; credo assolutamente che ancora oggi siano per noi gli ingredienti indispensabili con i quali possiamo affrontare i nostri tempi di aumento del grado di “entropia” e cioè di aumento di “disordine” e servire il Signore nel mettere ordine prima in noi stessi e poi attorno a noi, “nel badare prima a noi stessi e all’insegnamento”, “nel sforzarci (studiarci) di presentare prima noi stessi davanti a Dio”, prima per “se” e poi intorno a “noi”, solamente una vita ordinata e ben equilibrata davanti a Dio potrà mettere ordine la dove c’è disordine. Nessuno di noi, compreso Timoteo, poteva sognarsi di mettere ordine nella vita degli altri e nel luogo dove era chiamato a servire Dio se nella propria vita ci fosse stato del disordine, non dimentichiamolo che Dio è un Dio di ordine “ma ogni cosa sia fatta con dignità e con ordine” (1Corinzi 14:40). Quando parliamo di ordine parliamo in primo luogo di esserlo nella sfera dello spirito, dell’anima e del corpo, gli unici e veri strumenti con il quale possiamo servire Dio, ecco perché è importante che la nostra santificazione sia il risultato di un atto di consacrazione che inizia con ordine a patire dalla sfera dello spirito (il nostro rapporto di comunione con Dio fatto di preghiera, meditazione della sua parola, ubbidienza), anima (in cui i nostri pensieri e sentimenti siano a lui consacrati), corpo (che è il tempio dello Spirito Santo), “Or il Dio della pace vi santifichi egli stesso completamente; e l'intero essere vostro, lo spirito, l'anima e il corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo” (1Tessalonicesi 5:23).

Non possiamo pretendere di lavare le mani degli altri con mani sporche, non possiamo pretendere che gli altri camminino nella verità rettamente quando in noi abbiamo un arto slogato che zoppica nella verità, non possiamo formare gli altri senza accettare di esserlo prima noi, non possiamo predicare agli altri senza rendere il nostro corpo a servitù affinché noi non ne siamo riprovati, ecc..

Il Signore Gesù nei vangeli cita un proverbio “Medico, cura te stesso” (Luca 4:23), dobbiamo essere medici di noi stessi prima di esserlo o pretenderlo di esserlo per gli altri, dobbiamo santificarci, badare a noi stessi, sforzarci di presentare noi stessi davanti a Dio come uomini approvati, solo così potremmo essere efficaci nel prestare il nostro spirito, anima e corpo, come strumenti consacrati, puliti, efficaci, utili, nelle mani di Dio!

Se Timoteo era stato esortato a rimanere a Efeso nel mettere ordine, Tito lo era per le stesse ragioni a Creta “Per questa ragione ti ho lasciato a Creta: perché tu metta ordine nelle cose che rimangono da fare, e costituisca degli anziani in ogni città, secondo le mie istruzioni” (Tito 1:5), l’apostolo Paolo ricorda anche a Tito le stesse priorità a cui avrebbe dovuto prestare attenzione nello svolgere il suo incarico a Creta, “presentando te stesso in ogni cosa come esempio di opere buone; mostrando nell'insegnamento integrità, dignità, linguaggio sano, irreprensibile, perché l'avversario resti confuso, non avendo nulla di male da dire contro di noi” (Tito 2:7/8).

Ci aiuti Dio prima di ogni cosa a “ badare a noi stessi e all’insegnamento”, a “sforzaci di presentare noi stessi davanti a Dio come uomini approvati” e “presentando noi stessi in ogni cosa come esempio di opere buone”. Abbiamo già descritto che l’entropia è la misura del grado di disordine di un sistema. Quando un sistema passa da una condizione di ordine iniziale ad uno stato di disordine, si dice che l’entropia (dal greco: trasformazione) aumenta. Preghiamo affinché il grado di trasformazione nelle nostre vite aumenti ma da una condizione di disordine ad una condizione sempre più di ordine e non il contrario, “Voi dunque siate perfetti, come  è perfetto il Padre celeste” (Matteo 5:48), affinché possiamo essere usati in modo efficace e mettere ordine anche nei luoghi dove Dio ci chiamerà a servirlo in famiglia, luogo di lavoro, nella società, nella chiesa “Il sale, certo, è buono; ma se diventa insipido, con che cosa gli si darà sapore? Non serve né per il terreno, né per il concime; lo si butta via. Chi ha orecchi per udire oda” (Luca 14:34/35), non possiamo condire, insaporire gli altri se noi stessi diventiamo insipidi, “Metti in ordine i tuoi affari di fuori, metti in buono stato i tuoi campi, poi ti fabbricherai la casa” (Proverbi 24:27). L’ordine, il buono stato sono le condizioni adatte per poi costruire ed edificare.

“E noi tutti, a viso scoperto, contemplando come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella sua stessa immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione del Signore, che è lo Spirito” (2Corinzi 3:18), questa è l’unica diminuzione del grado di disordine cioè di “entropia” che dobbiamo desiderare e chiedere come vera trasformazione per le nostre vite, “Sono stato crocefisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che ora vivo nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Galati 2:20)”. Maggiormente Cristo vivrà in noi, maggiormente diminuirà il grado del disordine, dando sempre più spazio all’ordine di Dio nelle nostre vite!                                       

                                        

                                                                                                                                                                      O.E

 

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"Ma voi, carissimi, non dimenticate quest'unica cosa: per il Signore un giorno è come mille anni, e mille anni sono come un giorno."

2Pietro 3:8

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Perle di Saggezza

Non puoi impossessarti della salvezza per Grazia tramite qualsiasi mezzo che non sia la fede. Questo carbone ardente tolto dall'altare necessita delle molle d'oro della fede con cui portarlo."

                                                          Charles H. Spurgeon  

 

 

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