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Chiesa Cristiana Evangelica A.D.I. Pesaro e Cagli

Burnout

burnaut mosè

 

È diventata celebre la definizione di consumismo espressa negli anni Cinquanta dall'economista americano Victor Lebow:

« La nostra economia incredibilmente produttiva ci richiede di elevare il consumismo a nostro stile di vita, di trasformare l'acquisto e l'uso di merci in rituali, di far sì che la nostra realizzazione personale e spirituale venga ricercata nel consumismo. Abbiamo bisogno che sempre più beni vengano consumati, distrutti e rimpiazzati ad un ritmo sempre maggiore. Abbiamo bisogno di gente che mangi, beva, vesta, cavalchi, viva, in un consumismo sempre più complicato e, di conseguenza, sempre più costoso. Gli utensili elettrici domestici e l'intera linea del fai-da-te sono ottimi esempi di consumo costoso.».

Oppure come si espresse un noto filosofo: “il feticismo della merce”.

Viviamo in un’era dove tutto si consuma in fretta, l’era del consumismo, che riguarda paesi sviluppati o in via di sviluppo. E’ il consumare in modo veloce e subito, dal pasto alle relazioni fugaci, ai matrimoni, alle amicizie, ai rapporti fraterni, così come le mode, i cellulari, o qualsiasi oggetto, ecc... Tutto si consuma e soprattutto, ahimè, noi ci consumiamo, i giorni, i mesi, gli anni, la vita passa inesorabile, il corpo si consuma invecchiando, tutto questo processo sembra inarrestabile e inesorabile come un fuoco che presto o tardi brucia e consuma sino a spegnersi.

La terra sta invecchiando, l'universo, i pianeti, lo stesso sole sembra che un giorno sia destinato a finire. Insomma, tutto passa, come dice nel libro dell’Ecclesiaste: Per tutto c'è il suo tempo, c'è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo: un tempo per nascere e un tempo per morire”(Ecclesiaste 3:1), le tante domande in questo libro sembrano domande sul piano di una crisi esistenziale;Vanità delle vanità, dice l’Ecclesiaste, vanità delle vanità, tutto è vanità. Che profitto ha l’uomo di tutta la fatica che sostiene sotto il sole? Una generazione se ne va, un’altra viene e la terra sussiste per sempre. Anche il sole sorge poi tramonta, e si affretta verso il luogo da dove risorgerà di nuovo. Il vento soffia verso il mezzogiorno, poi gira verso settentrione; va girando girando continuamente, per ricominciare gli stessi giri. Tutti i fiumi corrono al mare, eppure il mare non si riempie; al luogo dove i fiumi si dirigono, continuando a dirigersi sempre. ogni cosa è in travaglio, più di quando l’uomo possa dire; l’occhio non si sazia mai di vedere e l’orecchio non è mai stanco di udire. Ciò che è stato è quel che sarà; ciò che si è fatto è quel che si farà; non c’è nulla di nuovo sotto il sole” (Ecclesiaste 1:1/8).
Vediamo che non solo attorno a noi tutto è in travaglio, come un fuoco che brucia, si consuma e finisce, ma questo spesso succede anche dentro di noi, come nella figura della sindrome di burnout.

 

Il burnout è generalmente definito come una sindrome di esaurimento emotivo, di depersonalizzazione e derealizzazione personale, che può manifestarsi in tutte quelle professioni con implicazioni relazionali molto accentuate (possiamo considerarlo come un tipo di stress lavorativo). Generalmente nasce da un deterioramento che influenza valori, dignità, spirito e volontà delle persone colpite. È una malattia in costante e graduale aumento tra i lavoratori dei paesi occidentalizzati a tecnologia avanzata, ciò non significa che qualcosa non funziona più nelle persone, bensì che si sono verificati cambiamenti sostanziali e significativi sia nei posti di lavoro sia nel modo in cui si lavora. Alcune delle cause specifiche sono: sovraccarico di lavoro, mancanza di controllo, gratificazioni insufficienti, crollo del senso di appartenenza, assenza di equità, valori contrastanti, scarsa remunerazione.

La sindrome è caratterizzata da manifestazioni quali nervosismo, irrequietezza, apatia, indifferenza, cinismo, ostilità delle persone, sia tra di loro sia verso terzi; si distingue dallo stress, (concausa del burnout), così come si distingue dalla nevrosi, in quanto non disturbo della personalità ma del ruolo lavorativo. Dal punto di vista clinico (psicopatologico) i sintomi del burnout sono molteplici, richiamano i disturbi dello spettro ansioso-depressivo, e sottolineano la particolare tendenza alla somatizzazione e allo sviluppo di disturbi comportamentali. Il soggetto colpito da burnout manifesta:

Sintomi aspecifici (stanchezza ed esaurimento, apatia, nervosismo, irrequietezza, insonnia)

Sintomi somatici: insorgenza di patologie varie (ulcera, cefalea, disturbi cardiovascolari, difficoltà sessuali ecc.). Sintomi psicologici: rabbia, risentimento, irritabilità, aggressività, alta resistenza ad andare al lavoro ogni giorno, negativismo, indifferenza, depressione, bassa stima di sé, senso di colpa, sensazione di fallimento, sospetto e paranoia, rigidità di pensiero e resistenza al cambiamento, isolamento, sensazione di immobilismo, difficoltà nelle relazioni con gli utenti, cinismo, atteggiamento colpevolizzante nei confronti degli utenti e critico nei confronti dei colleghi.

Tale situazione di disagio molto spesso porta il soggetto ad abuso di alcool, di psicofarmaci o fumo.(informazioni tratte da un sito di medicina)

Voglio dirvi che una soluzione a tutto questo c'è, Dio si è fatto carne prendendo natura umana nel figlio Cristo Gesù, affinché noi, creature esili e fragili, come nella figura di un pruno in mezzo ad un deserto, potessimo ricevere da Lui refrigerio, forza, sostegno e guida. Gesù stesso come uomo venne definito come una pianticella; “Egli cresciuto davanti a lui come una pianticella, come una radice che esce da un arido suolo” (Isaia 53:2), il suolo che Egli ha scelto di calpestare, cioè la terra, è figura di un deserto arido, non tanto dal punto di vista di configurazione del territorio ma come ambiente dal punto di vista spirituale: morale, duro, ostile, arido come un deserto.              

Ah, potessimo fare noi un’ esperienza personale con Cristo Gesù, con la potenza dello Spirito Santo! Un fuoco che è di natura divina, come quando la Scrittura ci parla di un uomo, un uomo di Dio, Mosè. Egli, mentre si trovava solo, in un deserto lontano dalla terra dov’era cresciuto, fece un incontro speciale con un fuoco, il fuoco di Dio che simboleggiava la Sua presenza e la Sua potenza. Il Signore ha scelto più volte il fuoco per manifestare la Sua potenza; “Mosè pascolava il gregge di Ietro suo suocero, sacerdote di Madian, e, guidando il gregge oltre il deserto, giunse alla montagna di Dio, a Oreb. L’angelo del SIGNORE gli apparve in una fiamma di fuoco, in mezzo a un pruno. Mosè guardò, ed ecco il pruno era tutto in fiamme, ma non si consumava. Mosè disse:<<Ora voglio andare da quella parte a vedere questa grande visione e come mai il pruno non si consumava!>> Il Signore vide che egli si era mosso per andare a vedere. Allora Dio lo chiamò di mezzo al pruno e disse: << Mosè! Mosè!>> Ed egli rispose: <<Eccomi>>. Dio disse: <<Non ti avvicinare qua; togliti i calzari ai piedi, perché il luogo sul quale stai è suolo sacro>>. Poi aggiunse: << Io sono il Dio d’Abraamo, il Dio di d’Isacco e il Dio di Giacobbe>>. Mosè allora si nascose la faccia, perché aveva paura di guardare Dio (Esodo 3:1/6). Mosè fu attirato da quella visione, c’era un pruno nel deserto che ardeva ma non si consumava! Che visione straordinaria, che fenomeno incredibile! Il fuoco ardeva ma il pruno non si consumava, eppure tutto ciò che è umano su questa terra brucia sino ad estinguersi e deteriorarsi per sempre, ma non lo era per quel pruno avvolto completamente da quel fuoco. Mosè doveva assolutamente vederci meglio, voleva capire cos'era, doveva scoprire che tipo di fuoco era quello, non aveva mai visto prima un evento del genere; e chissà quante volte Mosè avrà visto magari autocombustioni nel deserto, o quanti fuochi appiccati per estirpare, bruciare ecc... E Mosè sapeva bene che il fuoco in un attimo avrebbe bruciato e consumato, estinguendo subito ogni cosa, tanto più in quell’ambiente.

Con quella manifestazione soprannaturale, Dio volle parlare a Mosè, volle attirarlo a Lui con il Suo fuoco, con il fuoco di Dio, il fuoco dello Spirito Santo, un fuoco vitale e non di morte, un fuoco che arde senza estinguere, che brucia senza deteriorare e senza consumare..

Non è forse questo oggi il fuoco di cui ogni Sua creatura ha bisogno, tanto più nell’era sopra citata in cui si sta vivendo? Non è questo forse il fuoco che ogni credente dovrebbe avere nella propria vita? Non è questo forse il fuoco che la chiesa del Signore dovrebbe ricercare e desiderare, sino a lasciarsi avvolgere come lo fu per quell’esile e fragile pruno selvatico nel deserto, che ben rappresenta la vita dell'uomo, di ogni essere umano, fragile ed esile? Così era la vita di Mosè, in tanti aspetti la sua vita prima di quell'incontro bruciava, ardeva di un fuoco che lo stava consumando; era vissuto nel lusso dei palazzi d’Egitto, la Bibbia dice che era un uomo potente in parola e opera, uomo colto, istruito in tutta la sapienza degli egiziani, conosceva il serafico, la lingua dei faraoni, sapeva leggere i geroglifici, ma poi si ritrovò in un deserto a pascolare pecore. Nel giro di poco tempo le cose erano cambiate in modo radicale, Mosè fu spogliato di tutto, gli agi, gli onori e la vita lussuosa dell’Egitto erano solo un ricordo sbiadito, i profumi e le vesti non erano più quelle degne di un figlio di un re, ora era un pecoraio che viveva nelle tende e in mezzo agli animali, in ultimo ricordiamo che doveva combattere con il senso di colpa per aver ucciso un uomo. Oh! Tutto questo consumava Mosè, possiamo immaginarci lo sconforto e l’avvilimento, probabilmente ha conosciuto la depressione, lo stress da pressioni a causa del repentino cambiamento del luogo e del modo di vivere. Mosè, vedendo quel fuoco avvolgere il pruno che ardeva senza consumarsi, voleva essere come quel pruno rivestito e avvolto da quel fuoco che ardeva senza consumare. E’ il fuoco di Dio, il fuoco dello Spirito Santo, lo Spirito della gioia che va a sostituire avvilimenti, delusioni, stress, ansie, depressioni, sensi di colpa che ci consumano, il fuoco di Dio solleva! Dona nuove forze, dona una speranza viva come quel fuoco vivo che Mosè vide. Se a volte ci ritroviamo ad attraversare un deserto, soli, spogliati di tutto, è perché il Signore vuole darci una nuova veste e rivestirci di abiti quali figli del vero Re, non quello di questo mondo, come rappresentava il faraone d’Egitto. Come per Mosè Dio ha un piano anche per me e per te, egli vuole che siamo rivestiti delle vesti quali figli del Re dei Re, egli desidera che tu ed io siamo rivestiti della potenza di quel fuoco, il fuoco dello Spirito Santo.

Un fuoco inestinguibile, che brucia senza distruggere, deteriorare, consumare, è un fuoco che può venire solo dall’alto, è il fuoco dello Spirito Santo; Lamentazioni 3:22/23. 2Corinzi 4:16. Atti 1:8.

Il fuoco della gioia e dello zelo; Salmo 4:7. Nehemia 8:10. Salmo 51:11/12.

Il fuoco della purificazione e del perdono; 1Giovanni 1:5/10-2:1/2. Matteo 3:11. Ebrei 12:14.

Il fuoco che illumina e dà saggezza e guida; Giovanni 16:13/15”. 1Giovanni 2:20/21-26/27.

Il fuoco dell’amore che riscalda, il fuoco che asciuga le nostre lacrime; Matteo 11:28/30; 1Corinzi 13:4/5.

Il fuoco che attira; Atti 2:1/12. Matteo 5:13/16. Esodo 3:3.

Mosè fu attirato da quel fuoco, se vogliamo attirare le anime a Cristo dobbiamo essere come quel pruno ardente, avvolti dallo Spirito Santo, ripieni e resi traboccanti. Dio è pronto ancora oggi a battezzare con lo Spirito Santo, è pronto ancora oggi a largire i doni dello Spirito Santo, è pronto ancora oggi a santificarci attraverso il frutto dello Spirito Santo e a consacrarci come quel pruno completamente avvolto e posseduto dallo Spirito Santo.

Signore, aiutaci a essere come quel pruno ardente che brucia senza consumarsi in mezzo a qualsiasi deserto che sto attraversando, probabilmente da te permesso per attirare la mia attenzione, affinché possa essere rivestito di ciò che conta veramente, o comunque di poterlo essere vivendo su questa terra, luogo arido come un deserto dal punto di vista morale e spirituale, luogo ostile, pieno di tentazioni e distrazioni. Fa che anche la mia vita possa risplendere, ottenere, ricevere quel fuoco come quel pruno nel deserto, e come lo fu per Mosè fa che anch’io possa fare un incontro personale con il fuoco, il Tuo fuoco! Il fuoco dello Spirito Santo, il Fuoco della rigenerazione, il Fuoco del battesimo nello Spirito Santo, il Fuoco dei doni dello Spirito Santo, il Fuoco del frutto dello Spirito Santo. Mosè fece sua quella visione e quella esperienza che lo portarono a risplendere, come quell’esile pruno, della presenza di Dio e del fuoco di Dio. “Poi Mosè scese dal monte Sinai. Egli aveva in mano le due tavole della testimonianza quando scese dal monte. Mosè non sapeva che la sua pelle era diventata tutta raggiante mentre egli parlava con il Signore” (Esodo 34:29). E non a caso Mosè poté scrivere una delle più belle parti di tutta la Bibbia in cui parla della benedizione sacerdotale che Dio ordino per mezzo di Mosè ai figli d’Israele, “..<<Il Signore ti benedica e ti protegga! Il Signore faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio! Il Signore rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace!>>..” (Numeri 6:24).

                                                          

 

                                                                                 O.E 

 

 

 

 

 

                                                                             

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"Ma voi, carissimi, non dimenticate quest'unica cosa: per il Signore un giorno è come mille anni, e mille anni sono come un giorno."

2Pietro 3:8

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Perle di Saggezza

Non puoi impossessarti della salvezza per Grazia tramite qualsiasi mezzo che non sia la fede. Questo carbone ardente tolto dall'altare necessita delle molle d'oro della fede con cui portarlo."

                                                          Charles H. Spurgeon  

 

 

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